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Taekwondo,
parola strana ed indecifrabile per chiunque non frequenti il
mondo delle Arti Marziali o degli sport da combattimento. Da
settembre 2000, grazie ai Giochi Olimpici di Sidney, la
parola Taekwondo ha assunto un significato meno oscuro anche
per i non addetti ai lavori.
A Sidney il Taekwondo era sport Olimpico ufficiale, riconfermato
anche per Atene 2004. Questo grande evento mediatico ha
fatto si che migliaia di famiglie italiane conoscessero
quest'antica Arte Marziale Coreana ed ormai moderno sport di
combattimento.
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Le origini del T.K.D
risalgono a più di 2000 anni fa. L'arte che gli diede
origine si chiamava "hwarang do", che vuol dire "via
dell'umanità in fiore". Il nome attuale risale al 1955, che
vuol dire "arte del dare calci e pugni in volo".
Durante l'occupazione della Corea (1910-1945) le arti
marziali coreane praticate a quel tempo subirono l'influenza
giapponese. I coreani adattarono molte tecniche proprie del
Karate e le introdussero nei loro programmi d'addestramento.
In effetti, il Taekwondo e il Karate a prima vista sembrano
molto simili. Basta che gli adepti del T.K.D diano una
dimostrazione della sorprendente potenza dei loro calci, per
rendersi conto che non è proprio così.
La World
Taekwondo Federation ha sede in un edificio che si
chiama Kukkiwon e si trova a Seoul, nella Corea del Sud.
Proprio in quella sede, nel 1973, ebbero luogo i primi
campionati mondiali di T.K.D. Il numero di praticanti di
quest'arte è aumentato a tal punto che il T.K.D è stato
introdotto come sport dimostrativo alle Olimpiadi di Seoul
del 1988. Fin a diventare sport ufficiale a Sidney 2000.
Oggi il T.K.D è uno sport di combattimento vero e
proprio ma senza rinnegare i valori marziali della sua
origine.Gli atleti di alto livello sono allenati con
programmi a base annuale e pluriannuale; hanno a
disposizione preparatori atletici, fisioterapisti,
dietologhi e psicologhi.
Questa è solo la più alta espressione del T.K.D odierno, e
non l'unica.
Quest'arte marziale si adatta alle caratteristiche di tutti,
dai bambini/e, ai ragazzi/e, ed agli adulti.
Qualsiasi praticante può trovare la sua dimensione
all'interno del Taekwondo.
Scolasticamente la metodica di allenamento del T.K.D è
suddivisa tra: la pratica delle FORME (Poomse) ed il
COMBATTIMENTO (Kyorugi).
La FORMA è una sequenza di tecniche che simulano un
combattimento contro uno o più avversari immaginari; servono
per migliorare l'agilità del corpo e a controllare la
propria forza. Aiutano nella concentrazione e nel controllo
del respiro, in definitiva, coltivano lo spirito dell'arte
marziale attraverso quella Disciplina Mentale che è
il requisito primo per eseguirle correttamente.
Nel COMBATTIMENTO si ha un'integrale applicazione
dell'arte del Taekwondo, ciò comporta l'utilizzo di tutti i
muscoli e di tutte le articolazioni del corpo. Come
principio generale, nel combattimento, due atleti si pongono
uno di fronte all'altro e si sfidano con le loro tecniche di
attacco e difesa; importantissimi sono l'agilità, la
potenza, il coraggio, la ponderatezza, e la strategia oltre
al possesso di notevoli doti psichiche e tecniche. Il fine
ultimo di ogni combattente è portare a segno una tecnica da
K.O.; sempre nel rispetto del regolamento.
La F.I.T.A (Federazione Italiana Taekwondo) è
cresciuta moltissimo negli ultimi anni, fino a diventare
membro ufficiale del CONI. Di grande importanza il lavoro
svolto dai tecnici federali nello sviluppare un programma di
crescita per i bambini.
Infatti, il T.K.D può essere iniziato a 4 anni, divenendo un
utile strumento di crescita per i bambini, che nella pratica
acquisiscono: rispetto verso gli altri, coordinazione,
agilità e sicurezza nei movimenti. Senza trascurare
l'aspetto ludico, specificatamente ludico-motorio.
M.° Marco Porcarelli
Cintura nera IV DAN
Federale F.I.T.A.- CONI
Responsabile Ufficiali di Gara Marche
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